Piorrea e impianti dentali: si possono avere denti fissi?

16 aprile 2025·Dott. Andrea Zubani·Aggiornato il 2 settembre 2026

In breve: Sì, con la piorrea (il cui nome corretto è parodontite) si possono mettere gli impianti dentali e avere denti fissi, ma solo dopo aver trattato la malattia: con la parodontite in stato attivo l'eccesso di batteri in bocca impedisce il posizionamento degli impianti. Una volta messa sotto controllo, la percentuale di successo degli impianti è la stessa di un paziente senza parodontite. Nei casi più gravi si possono estrarre i denti compromessi e posizionare gli impianti nella stessa seduta, con denti fissi provvisori in poche ore.

Un dubbio che spesso hanno i pazienti è:

“con la piorrea posso tornare ad avere i denti fissi mettendo gli impianti

dentali?”

Allora, chiariamo subito una cosa! Il termine “piorrea” non è corretto, il suo nome esatto è PARODONTITE. La parodontite è una malattia della bocca, proprio come la carie, ma anziché colpire i denti e farli “marcire” come fa la carie, colpisce tutto ciò che deve stabilizzare il dente, quindi l’osso e la gengiva. La parodontite fa ritirare l’osso e le gengive e come conseguenza i denti si spostano, vengono in avanti e si allungano. Piano piano puoi arrivare a perderli perché si muovono sempre di più fino a quando cascano. La parodontite PERO’ può essere curata, o meglio, può essere trattata. Quindi, se ne sei affetto, non sei destinato a perdere tutti denti!

E questo è un messaggio importantissimo da dare: la parodontite si può e si deve curare. Quindi se hai i suoi sintomi tipici come:

  •  sanguinamento delle gengive
  •  alito cattivo
  •  gengive che si ritirano
  •  denti che si muovono
  •  spazi neri fra i denti

POTRESTI AVERE LA PARODONTITE!! È importante quindi che tu corra dal dentista e verifichi se effettivamente ne sia affetto. In questo caso dovrai iniziare un trattamento immediato con l'obiettivo assoluto di mantenere, di salvare i denti, fermando e mettendo sotto controllo la parodontite.

Nei casi però in cui la parodontite abbia già causato la perdita di denti oppure sia troppo grave ormai per essere trattata, allora non c'è nessun tipo di problema ad andare a posizionare gli impianti per rimettere i denti che ti mancano. Ovviamente non è possibile posizionare gli impianti all'interno di una bocca in cui c’è la parodontite, diciamo in STATO ATTIVO: cioè senza che sia stata trattata, magari perché non te l’hanno diagnostica. E cosa vorrebbe dire?

Immagina di avere la parodontite e di perdere due denti. Non sarà assolutamente corretto andare a posizionare gli impianti in quella zona senza prima aver trattato la parodontite. E questo sai perché? Perchè la parodontite è una malattia batterica, quindi è un eccesso di batteri che sono presenti all'interno della tua bocca e che causano la perdita dei tessuti di sostegno dei denti (quindi osso e gengiva). Nel momento in cui noi andiamo a togliere questo eccesso di batteri dalla bocca e quindi trattiamo, curiamo, la parodontite, allora la mettiamo sotto controllo. Questo vuol dire che non ci sarà più infezione attiva e allora in quel momento potrai andare a mettere gli impianti!

Diverso invece è il caso in cui ci sia la necessità di andare a togliere tutti i denti perché la parodontite ha già fatto danni eccessivi. In questo caso possiamo togliere i denti residui e nella stessa seduta posizionare gli impianti. Tu paziente quindi, nell’arco di poche ore, passerai dai tuoi denti mobili a dei nuovi denti fissi, ovviamente provvisori. Ma senza la necessità di portare una dentiera mobile e vederti allo specchio sdentato!

In conclusione quindi, la parodontite non trattata è sì una controindicazione agli impianti perché ci sono ancora troppi batteri in bocca! Ma una volta che la parodontite è stata trattata e messa sotto controllo, allora gli impianti si possono mettere serenamente. Ed è dimostrato che in un paziente con la parodontite che è stata trattata correttamente la percentuale di successo degli impianti è la stessa di un paziente che non è affetto da parodontite.

Quando la bocca è pronta per gli impianti

"Ho fatto le cure" non basta come criterio: serve una rivalutazione con misurazioni. Prima di programmare gli impianti il parodonto deve rientrare in parametri precisi, gli stessi che indicano la stabilità della malattia.

Tasche entro i 4 mm, senza sanguinamento al sondaggio. Una tasca profonda che sanguina è un serbatoio di batteri attivo, e sarebbe il primo posto da cui partirebbe un'infezione attorno all'impianto.

Sanguinamento generalizzato sotto il 10%. È la soglia che distingue una bocca stabilizzata da una in cui l'infiammazione è ancora in corso.

Placca sotto il 20% delle superfici. Dimostra che l'igiene domiciliare funziona davvero, ed è la condizione che dovrà restare vera per tutti gli anni successivi.

Nessuna infezione acuta in corso e, dove ci sono, i fattori generali sotto controllo: il fumo riduce la vascolarizzazione dei tessuti e peggiora la prognosi, mentre un diabete ben compensato non è una controindicazione ma richiede controlli più ravvicinati.

Se questi numeri non ci sono ancora, la risposta non è rinunciare agli impianti: è ripetere o completare la terapia parodontale prima. L'attesa non è un ritardo, è ciò che rende il risultato duraturo.

Il rischio vero non è l'intervento, è quello che viene dopo

La domanda che quasi tutti i pazienti fanno, spesso a mezza voce, è: "se la piorrea mi ha fatto perdere i denti, mi farà perdere anche gli impianti?"

La risposta onesta è che il rischio esiste e si chiama perimplantite. È la stessa malattia della parodontite, con in larga parte gli stessi batteri, ma colpisce i tessuti attorno a un impianto invece che attorno a un dente naturale. Chi ha avuto la parodontite ha una probabilità più alta di svilupparla rispetto a chi non ne ha mai sofferto.

Questo non è un motivo per rinunciare agli impianti: è il motivo per cui la malattia va curata prima e il mantenimento va preso sul serio dopo. Nei pazienti con storia di parodontite il richiamo di igiene professionale è in genere ogni 3-4 mesi, non ogni sei come per gli altri.

I segnali di una perimplantite iniziale sono gengiva gonfia o arrossata attorno all'impianto, sanguinamento quando passi lo scovolino, a volte cattivo odore o fuoriuscita di pus. Come nella parodontite, il dolore arriva tardi: per questo la diagnosi passa dai controlli con sondaggio e radiografia e non dai sintomi. Presa all'inizio si tratta con la decontaminazione della superficie implantare e, se serve, un intervento per ripulire il difetto osseo; quando la perdita di osso è avanzata l'impianto va rimosso.

È esattamente lo stesso principio della parodontite sui denti naturali, e lo trovi spiegato per intero nella guida alla parodontite: la finestra utile per intervenire con successo è all'inizio.

Domande frequenti

Quanto devo aspettare dopo la cura della parodontite prima di mettere gli impianti?

Non esiste un'attesa uguale per tutti: si aspetta il tempo necessario perché l'infezione sia spenta e i tessuti si siano stabilizzati, e questo si verifica con controlli e misurazioni, non guardando il calendario. Il criterio non è quanti mesi sono passati, ma se la gengiva ha smesso di sanguinare e se la malattia è realmente sotto controllo. In alcune situazioni la stabilizzazione arriva rapidamente, in altre serve più di un ciclo di terapia. È il dentista, rivalutandoti dopo il trattamento, a stabilire quando la bocca è pronta a ricevere gli impianti.

Si possono estrarre i denti compromessi e mettere gli impianti nello stesso giorno?

Sì, quando la parodontite ha danneggiato i denti al punto da renderli non recuperabili è possibile rimuoverli e posizionare gli impianti nella stessa seduta. Nell'arco di poche ore si passa da denti mobili a denti fissi provvisori, senza dover portare una dentiera mobile e senza doversi vedere sdentato allo specchio. Non è però una soluzione applicabile a chiunque: dipende da quanto osso è rimasto e dalle condizioni generali della bocca, quindi la fattibilità si valuta caso per caso prima dell'intervento. Approfondisci come funziona nei denti fissi in poche ore.

I denti fissi che ricevo subito dopo l'intervento sono già quelli definitivi?

No, i denti consegnati nelle ore successive all'intervento sono provvisori. Servono a farti masticare e sorridere fin da subito mentre gli impianti si integrano con l'osso, e permettono anche di verificare estetica e funzione prima di realizzare il lavoro finale. I denti definitivi arrivano in un secondo momento, quando la guarigione è completa. È una fase prevista del percorso e non un imprevisto: sapere fin dall'inizio che ci saranno due passaggi aiuta ad affrontare l'attesa con serenità.

Gli impianti funzionano allo stesso modo in chi ha avuto la parodontite?

Sì, a condizione che la malattia sia stata trattata correttamente: in un paziente con parodontite curata e sotto controllo la percentuale di successo degli impianti è la stessa di chi non ne ha mai sofferto. Il punto decisivo non è l'aver avuto la piorrea, ma il modo in cui la bocca viene mantenuta dopo. L'igiene domiciliare eseguita bene tutti i giorni e i richiami professionali rispettati sono ciò che tiene i batteri lontani dagli impianti negli anni. Chi trascura questa parte espone il lavoro agli stessi problemi che gli hanno fatto perdere i denti naturali.

Con la parodontite è meglio la dentiera mobile o gli impianti?

Nella maggior parte dei casi gli impianti sono la soluzione preferibile, perché restituiscono denti fissi e una masticazione vicina a quella naturale, mentre la dentiera mobile appoggia sulla gengiva e tende a diventare meno stabile man mano che l'osso si riassorbe. Detto questo la scelta non è automatica: dipende da quanto osso è disponibile, dallo stato di salute generale e da quanto sei disposto a impegnarti nel mantenimento. La valutazione va fatta in visita, con le radiografie alla mano, e non sulla base di quello che ha funzionato per un conoscente.

Devo per forza togliere tutti i denti se ho la parodontite?

No, e anzi l'obiettivo della terapia è sempre il contrario: salvare il maggior numero possibile di denti naturali. Si arriva a rimuovere un'intera arcata solo quando la malattia ha compromesso il sostegno osseo in modo così esteso che i denti residui non sono più recuperabili e tenerli significa soltanto rimandare. Chi si rivolge al dentista quando i sintomi sono ancora iniziali, come il sanguinamento o le gengive che si ritirano, ha ottime possibilità di conservare la propria dentatura. Il momento in cui arrivi alla diagnosi conta più della gravità di partenza.

Che differenza c'è tra parodontite e perimplantite?

Sono la stessa malattia in due contesti diversi. La parodontite colpisce i tessuti attorno a un dente naturale, la perimplantite quelli attorno a un impianto. I batteri responsabili sono in larga parte gli stessi, e questo spiega perché chi ha avuto la piorrea sui denti debba essere seguito con più attenzione dopo l'implantologia. C'è però una differenza che conta: attorno a un impianto manca il legamento parodontale, e questo rende la difesa dei tessuti meno efficace, motivo in più per non trascurare i controlli.

Chi ha avuto la parodontite ha più rischio di perimplantite?

Sì, il rischio è più alto rispetto a chi non l'ha mai avuta. Non è una preclusione all'implantologia, è un motivo in più per curare la malattia prima dell'intervento e per rispettare rigorosamente i richiami di igiene dopo. Con un mantenimento serio i risultati a lungo termine restano molto buoni, ed è la ragione per cui la selezione del paziente e la sua costanza contano quanto la tecnica chirurgica.

Come si accorge un paziente di avere una perimplantite?

I segnali sono gengiva gonfia o arrossata attorno all'impianto, sanguinamento quando si passa lo scovolino, a volte cattivo odore o fuoriuscita di pus. Il dolore in genere arriva tardi, ed è il motivo per cui la diagnosi precoce passa dai controlli con sondaggio e radiografia, non dai sintomi. Se noti uno di questi segni non aspettare il richiamo programmato: anticiparlo cambia le possibilità di recupero.

La perimplantite si può curare?

Nelle fasi iniziali sì, con la decontaminazione della superficie implantare e, se serve, un intervento chirurgico per ripulire il difetto osseo. Quando la perdita di osso è avanzata l'impianto va rimosso e, dopo la guarigione, si valuta se rifarlo. Come nella parodontite, la finestra utile per intervenire con successo è all'inizio, e si intercetta solo con i controlli.

Ogni quanto devo fare i controlli se ho avuto la piorrea?

Nei pazienti con storia di parodontite il richiamo di igiene professionale è in genere ogni tre o quattro mesi, non ogni sei come per gli altri. È una frequenza che si stabilisce sul singolo caso in base a quanto la malattia era avanzata e a come rispondono i tessuti nel tempo. Non è una precauzione formale: è la misura che più di ogni altra determina se gli impianti dureranno.

Perché la garanzia sul lavoro fatto è legata ai controlli di igiene?

Perché la tenuta nel tempo di corone e impianti dipende in larga parte da come la bocca viene mantenuta dopo la consegna. Un lavoro eseguito bene può essere compromesso da placca e tartaro lasciati indisturbati per mesi, e nessuna tecnica protegge da un'igiene trascurata. Legare la garanzia ai richiami non è un cavillo: è il modo di dire che il risultato è una responsabilità condivisa tra chi esegue il lavoro e chi lo porta in bocca.

Direttore Sanitario: Dott. Gianluca Piovani (Albo Odontoiatri di Brescia 580)

Direttore Sanitario: Dott. Bricchi Flavio Antonio (Albo Odontoiatri di Brescia 670)

Inf. sanitaria ai sensi della legge 248 ( Legge Bersani) del 2006 e della legge 145 del 2018

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